Esportazioni italiane in risalita del 7,3%

Il recupero del credito in Europa
26 marzo 2014

Esportazioni italiane in risalita del 7,3%

Previsioni SACE 2014-17: esportazioni italiane in risalita del 7,3%

Nel periodo 2014 – 2017, nonostante le discontinuità, i mercati emergenti si confermano i più interessanti per l’export italiano: Cina (+11,2%), Russia (+10,5%), Arabia Saudita (+9,2%) e Brasile (+9,1%).

A sei anni dallo scoppio della crisi che ha scosso le fondamenta dell’economia mondiale, RETHINK, l’ultimo Rapporto Export di SACE, rilegge il percorso avviato dalle imprese italiane per reagire alle difficoltà e riposizionarsi su nuovi mercati.

L’export italiano torna ad aumentare il passo e, dopo la performance pressoché stagnante nel 2013 (-0,1%), si prepara a mettere a segno un +6,8% nel 2014, accelerando il ritmo fino a raggiungere un valore di circa € 539 miliardi nel 2017, con un tasso di crescita media nel quadriennio del 7,3%.

Il trend di risalita delle nostre vendite all’estero ha consentito di recuperare i livelli pre-crisi già nel 2011 (€ 375 miliardi di export in valore), ed è destinato a continuare nel medio-lungo termine.

La chiave di volta per il successo delle imprese del “nuovo export” sta nella capacità di riadattarsi continuamente e di dotarsi di strumenti nuovi, anche finanziari (e spesso alternativi ai canali tradizionali), per sostenere le strategie di sviluppo internazionale.

Per questo oggi le imprese più internazionalizzate sono quelle che dimostrano maggiore resistenza alle avversità. Sono più solide e in grado di riorientare la produzione per intercettare la crescita, al punto che la propensione all’esportazione è diventata un indicatore rilevante, sebbene non ancora una garanzia di fatto, del merito creditizio.

I mercati di riferimento del nuovo export

Si rafforzerà sempre più il processo di riposizionamento delle esportazioni italiane verso i mercati emergenti. In cinque anni, il loro peso sull’export complessivo è aumentato di circa 4 punti percentuali, a fronte di una riduzione simile dell’incidenza degli avanzati; l’UE rappresenta ormai, oggi, meno della metà delle esportazioni italiane.

Nonostante l’inevitabile discontinuità dei loro processi di crescita, saranno i mercati emergenti a generare le migliori opportunità per le imprese del “nuovo export”. Lo sforzo di investimento che stanno portando avanti, soprattutto nel settore manifatturiero, rappresenta un’ottima occasione per le tecnologie italiane, mentre la crescita della classe media, che continuerà in futuro, alimenterà la domanda dei prodotti del Made in Italy più tradizionale.

La classifica “top market”, stilata da SACE per segnalare i mercati a maggior potenziale di export, include un mix di destinazioni difficilmente etichettabili:

  • mercati emergenti (Cina, Russia, Brasile e Turchia)
  • nuove mete meno battute (Indonesia, Messico, Arabia Saudita ed Emirati)
  • mercati avanzati ormai acquisiti quali Stati Uniti e Regno Unito.

Fuori classifica, guardando a un orizzonte di medio-lungo termine, i possibili target di “prossima generazione” dovrebbero essere alcuni Paesi africani come l’Angola per i prodotti alimentari, il Messico per l’arredamento, l’Arabia Saudita per l’abbigliamento; Hong Kong e Indonesia per i mezzi di trasporto; India, Corea del Sud e Brasile per la gomma e la plastica.

La meccanica strumentale, il settore più internazionalizzato dell’industria italiana, ha già acquisito Arabia Saudita e Thailandia, ma trova ottimo potenziale in mercati ancora meno esplorati come Cile e Sudafrica.

I settori del nuovo export

Osservando l’evoluzione dell’export italiano sotto il profilo settoriale, si rileva una progressiva affermazione dei beni d’investimento a medio-alta tecnologica, dei prodotti del nostro manifatturiero e – new entry di quest’anno – i beni agroalimentari.

Le esportazioni di beni agricoli e alimentari cresceranno persino più velocemente rispetto a quelle degli altri prodotti manifatturieri, grazie a punti di forza come tradizione e certificazione, e alle nuove tendenze di consumo, sempre più ricercate, sia per la genuinità dei prodotti sia per i riflessi sul lifestyle.

Un’evidenza che trova riscontro nella classifica “top sector” 2014-2017 di SACE. Condividono la vetta, in singolare combinazione, alimentari, bevande e beni agricoli, da un lato, e beni d’investimento (come apparecchiature elettriche e meccanica strumentale), dall’altro.

Anche i prodotti del Made in Italy tradizionale (beni di consumo), registreranno un aumento apprezzabile delle esportazioni. Ancora una volta, gioca un ruolo fondamentale la qualità, riconosciuta a livello internazionale a tutte le gamme di prodotti, non solo quelli di lusso.

Il Made in Italy a medio-alta tecnologia (beni intermedi e d’investimento) ha saputo cogliere i mutamenti del commercio internazionale, sempre più incentrato sulla frammentazione delle funzioni produttive a livello internazionale, posizionandosi nelle Catene Globali del Valore.

Dopo le difficoltà degli anni recenti, in cui è pesato l’andamento negativo del ciclo europeo degli investimenti, l’export di beni di investimento sarà trainato dalla ripresa nei Paesi avanzati e dagli investimenti in industrializzazione dei mercati emergenti, di cui beneficeranno soprattutto le esportazioni dimeccanica strumentale (+8,5% in media nel 2014-2017).

beni intermedi risentiranno invece dell’incertezza della ripresa in Europa, destinazione di ben oltre la metà delle vendite all’estero per queste produzioni. Il lento recupero della domanda europea potrà tuttavia favorire ulteriormente il processo di riposizionamento in altri mercati, a conferma di come le difficoltà del Vecchio Continente continuino a essere un importante motore di cambiamento.

Distretti

I distretti del Nord Est sono risultati in controtendenza rispetto all’export totale dell’area, grazie a contributi importanti arrivati dal Friuli-Venezia Giulia e dal Trentino-Alto Adige; in Veneto, le ottime performance dell’occhialeria di Belluno e dell’oreficeria di Vicenza hanno controbilanciato l’andamento difficoltoso degli altri distretti, trainando i risultati regionali.

Nord Ovest, la contrazione di alcuni importanti distretti lombardi, come la metalmeccanica di Lecco e la calzetteria di Mantova, ha indotto un calo delle esportazioni di 1,8 punti percentuali.

Una diversità di performance evidente anche al Centro Italia dove, alle difficoltà dei distretti marchigiani si contrappongono i successi dei toscani: l’oreficeria di Arezzo, il vino del Chianti, la pelletteria e le calzature di Firenze, la concia e le calzature di Santa Croce sull’Arno hanno toccato il record delle esportazioni nel 2012.

Pochi ma buoni, i distretti del Sud orientati all’export, pur continuando a pesare poco sul totale dei distretti italiani (6,6%), hanno visto spiccare i distretti alimentari delle conserve di Nocera e della mozzarella di bufala campana, al fianco di distretti a medio-alta tecnologia come quello della meccanica di Bari.

Fonte: SACE

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